13/11/2011

Premio Internazionale Trieste Poesia

Premio Internazionale Trieste Poesia

 

E’ in trampolino di lancio il XIV Festival Internazionale della Poesia (http://www.triestepoesia.org/), previsto a Trieste dal 29.11 al 2.12.11, che vedrà premiato il dominicano Rei Berroa (Premio Internazionale Trieste Poesia 2011) unitamente allo sloveno Jolka Milič (Premio Gerald Parks alla Traduzione) ed al croato Milan Rakovac (Premio Anthares “Un poeta per la Pace”).

Associato al premiato Rei Berroa ed eletto dalla Webgalleria di Arti visive e Letterarie Anforah (http://anforah.altervista.org/festival/festival.htm), quale artista d’eccellenza per le arti visive 2011, è il giovane pittore Giulio Tracogna, autore dell’opera “Padre perdonali”, il Cristo di grande formato, in tecnica mista su carta intelaiata, che ha letteralmente “sbancato” nella visitatissima rassegna dello scorso settembre, al Palazzo Costanzi di Trieste (http://www.youtube.com/watch?v=GNrfGhpmvo4), realizzata per la 62^ Settimana Liturgica Nazionale.   

Si ricordano i vincitori delle passate edizioni del Festival Internazionale della Poesia: Justo Jorge, Padròn, Álvaro Mutis, Mateja Matevski, Oliver Friggieri, Arturo Corcuera, Amadou Lamine Sall, Miguel Barnet, Tahar Ben Jelloun, Omar Lara, Gonçalo M. Tavares, Alda Merini, Ion Deaconescu.

Il Viaggio - calendario 2012 del XIV Festival Internazionale della Poesia, scaricabile gratuitamente sul web: http://www.fedeleboffoli.it/pdf/calendario_anforah_2012.pdf , realizzato dalla Webcommunity Anforah e dal Club Anthares di Trieste.

 

Trieste, 13 novembre 2011

Con preghiera di pubblicazione e/o divulgazione

Fedele Boffoli (in Facebook)
info@fedeleboffoli.it
www.Artepensiero.it/Fedele_Boffoli.htm
http://anforah.altervista.org/

Bari - Trieste
Tel. 338-2246495

02/10/2011

Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del '400

5 ottobre 2011 - 15 gennaio 2012
a cura di Alessandro Cecchi

"pittore di bellissimo ingegno e vaghissima invenzione"
(Giorgio Vasari)

 

Nato a Prato verso il 1457 dalla relazione clandestina di Fra Filippo Lippi con la monaca Lucrezia Buti, Filippo, chiamato Filippino per distinguerlo dal padre, pittore dei più famosi e apprezzati del suo tempo, divenne a sua volta un artista di primissimo livello, cui il Vasari riserva parole di elogio per il "tanto ingegno" e la "vaghissima e copiosa invenzione".
Fin dalle sue prime prove giovanili, attribuite dal grande storico dell'arte Bernard Berenson ad un fantomatico "Amico di Sandro", le sue guizzanti figurine colpiscono per una grazia malinconica, un'inquietudine capricciosa che le differenziano dallo stile del Botticelli. Di quest'ultimo non fu un semplice garzone di bottega ma un collaboratore alla pari, per divenirne poi un rivale temibile nell'ultimo ventennio del quattrocento, apprezzato sempre più dai Medici e dai loro sostenitori come dai seguaci del Savonarola e i repubblicani. Si spiega così perché sia stato chiamato proprio Filippino negli anni ottanta a completare gli affreschi della cappella Brancacci al Carmine, opera di Masolino e Masaccio, pittori venerati, ammirati e studiati da tutti gli artisti allora e nei secoli a venire, oppure gli siano state affidate importanti commissioni disattese da Leonardo come la Pala degli Otto in Palazzo Vecchio (1486) e l'Adorazione dei Magi di San Donato a Scopeto (1496), entrambe oggi agli Uffizi, o, ancora la commissione, nel 1498, più prestigiosa della Repubblica, la Pala della Signoria per la Sala del Maggior Consiglio repubblicano cui, però, non avrebbe dato seguito per i molti impegni e il sopravvenire della morte nel 1504.
Filippino seppe, dunque, essere artista eclettico e versatile più di ogni altro, con commissioni a Firenze e nel suo territorio, ma anche a Lucca, a Genova, a Bologna e a Pavia. Fu inoltre particolarmente innovativo nel campo decorativo e delle arti applicate, come attestano gli affreschi della Cappella Carafa nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva a Roma e della Cappella Strozzi in Santa Maria Novella a Firenze, cicli pittorici in cui la sua fantasia sbrigliata e capricciosa emerge sicura, tanto da farne un maestro di grande modernità.
In tempi recenti il livello qualitativo e l'eccellenza davvero non comune della sua produzione artistica comincia ad essere ritenuta superiore a quella di molte opere ascritte al Botticelli.
La mostra delle Scuderie del Quirinale, Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del '400, vuole presentare al pubblico i circa trentaquattro anni di attività del maestro, proficui come pochi altri, per quantità e qualità di opere: dalle tavole agli affreschi, ai raffinati disegni su carte colorate, veri e propri capolavori a se stanti. Opere celebri e preziosissime che giungono per l'occasione, come consuetudine per le grandi mostre delle Scuderie del Quirinale, dai più importanti musei di tutto il mondo e da poche, superbe, collezioni private.

Grazie, infine, alla fondamentale collaborazione del Polo Museale Fiorentino, del Fondo Edifici di Culto e grazie al contributo generoso di associazioni private come "Friends of Florence", la mostra offre un'occasione unica per vedere riuniti i capolavori del maestro toscano proprio a Roma dove Filippino ha studiato le antichità e lasciato il ciclo affrescato della cappella Carafa, ripercorrendone la vicenda umana e artistica e offrendo la possibilità irripetibile di confronti con alcune opere del grande Botticelli per cui anche il rapporto con 'l'amico Sandro' risulterà, alla fine del percorso espositivo delle Scuderie, approfondito e illuminato sullo sfondo della Firenze del '400, straordinaria per fervore e innovazione.

 

fonte: Scuderie del Quirinale

29/09/2011

Norma Nava

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Norma Nava, Argentinean of the world, her different artistic disciplines are shaped in pictorial verses, in narrative panels. Writer and plastic artist, their works feed from eachother meticulously to construct the personnal univers in which she lives. She shares with us in her poem "Tan", coming from the other side of the ocean.

Her poetry shells in mixed images, in gores of phenomenic existence that the author

approaches to tell us with these words: "(...)

Whichever I saw, I suffered. Whatever I lived, I dreamed. Whatever I kept, I lost. How much I loved and I forgot. How much I let go. How much I did not believe...All that I shut up...One the waters are gone and the words dries the wood returning it ashgray, in some way or rare way those things must return left at the mercy of winds, clouds of the flames....Everything what finishes, reommences.Memory, time within the time moving in different directions(...)”

Among her long trajectory and intense life, there are 26 international poetic anthologies, a personal book of poems, 26 group exhibitions, 24 individual and 22 national and international participations in important art institutions.

 

Eva Warnke

 

 

 

Eva Warnke nasce a Tiengen, in Germania, e fin dalla prima infanzia è assidua ospite dell‘atelier della pittrice Ilse Vogg a Bierbronnen e Basilea, dove sin da piccola si appassiona all‘uso dei colori.

Frequenta fin dalle elementari la Libera Scuola di Waldorf, a Friburgo, dove consegue la maturità scientifica e per dieci anni si dedica intensamente anche allo studio del violino.

Dopo un biennio di frequenza ai corsi di medicina e psicologia all‘Università di Friburgo, dove apprende una profonda conoscenza del corpo umano e dell‘anima, abbandona la facoltà per iscriversi alla Accademia di Belle Arti Statale di Stoccarda.

Alla fine degli anni ’60 prende contatti con esponenti della corrente culturale della Pop Art ed è a questo periodo che risalgano le prime esperienze espositive.

Trasferitasi a Palermo nel 1972, arricchisce la propria formazione artistica con otto anni di approfondimento e di ricerca.

In Sicilia, dove è rimasta fino al 2003, natura, colori e ambiente mediterranei influenzano drasticamente il suo percorso stilistico indirizzandolo verso il realismo puro. Oggi vive e lavora nella Foresta Nera in Germania, dopo una parentesi biennale in Spagna.

Dal 1995, oltre che alla pittura ritrattistica, si dedica quasi esclusivamente alla tecnica illusiva del “trompe-l‘oeil”

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26/09/2011

SATURA Art Gallery

Satura art gallery

 

SATURA Art Gallery

Piazza Stella 5/1 16123, Genova Italy

Sabato 01 ottobre 2011 ore 17:00 Palazzo Stella – Inaugurazione

Aperte fino al 15 ottobre 2011

Orario da martedì a sabato dalle 15:30 alle 19:00 

 

AURELIA ALBERTOCCHI
colori in movimento
a cura di Falvia Motolese

 

CRISTINA ANNA ADANI
donne cervo
a cura di Franchino Falsetti

 

ILIO GALLETTA
città - mondo - immagine
a cura di Giuliano Galletta

 

MARINA DAGNINO ISNALDI
il paesaggio è uno stato d´animo
a cura di Maura Ghiselli

 

OMAGGIO  A MARTINO OBERTO
ricordo postumo
a cura di Mario Napoli

 

 

 

 

Satura art gallery è lieta di invitarvi all’inaugurazione dei prossimi eventi espositivi che si terrà, nei suggestivi spazi di Palazzo Stella, sabato 01 ottobre 2011 alle ore 17:00. 

 


AURELIA ALBERTOCCHI

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S’inaugura, sabato 1 ottobre 2011 alle ore 17:00, presso SATURA art gallery, Piazza Stella 5/1 Genova, la mostra“Colori in movimento” di Aurelia Albertocchi. La mostra, a cura di Flavia Motolese, rimarrà aperta fino al 15 ottobre 2011 con orario dal martedì al sabato 15:30 – 19:00.

 

Questa mostra antologica ripercorre la produzione artistica di Aurelia Albertocchi, partendo dagli anni della sua formazione inglese fino alla maturità delle opere più recenti.

 

Cresciuta sul Lago di Como, ha iniziato a lavorare nel campo della seta, da cui deriva la sua passione per il colore ed il suo gusto per gli accostamenti cromatici. La sua crescente passione per l’arte la porta a frequentare corsi di pittura e di anatomia: fondamentali per la sua crescita artistica si riveleranno i corsi seguiti a Londra, dove si trasferì negli anni ’70 e dove ha vissuto per trent’anni venendo a contatto con le correnti più innovative e frequentando il vivace e stimolante ambiente artistico della metropoli.

 

Predominanti nelle opere di Aurelia sono lo studio del movimento e la presenza del colore: è dal connubio di questi due elementi che prendono vita le figure che popolano i suoi quadri. I gesti e i movimenti di ballerine, atleti e musicisti vengono analizzati e scomposti in una sequenza di fotogrammi per rendere il senso della fluidità del movimento. Le sue prime opere sono chiaramente influenzate dalle correnti del Futurismo e del Cubismo: le linee sono marcate e la superficie dell’opera è pervasa completamente dal colore.

 

L’uso della linea, dei contorni e l’abbondanza di dettagli, con il tempo, hanno ceduto il posto al colore che sembra essere il vero protagonista nelle opere più recenti. Soprattutto negli acquarelli, in cui i volti e la figura umana sembrano essere solo un pretesto per studiare l’effetto prodotto dall’accostamento di colori brillanti e vivaci.  

 

www.artepensiero.it